Il potere del silenzio

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Ho vissuto un inatteso anno sabbatico. Nel bel mezzo della mia vita impegnata, quel periodo ha cambiato qualsiasi cosa e ha segnato il mio futuro.

Io sono una persona calma, solitaria, meditativa. Eppure, quel periodo ha portato la mia relazione col silenzio ad un altro livello. Ho avuto l’opportunità di vederne il vero volto.

Il mio anno sabbatico non era affatto previsto. Per più di vent’anni ho avuto una vita professionale “in crescita”. Negli ultimi anni ho passato in ufficio dodici ore al giorno, molto lontane da quella che può essere definita una vita tranquilla e appartata. A un certo punto decisi di lasciare il ruolo che avevo in quel momento a causa di circostanze che preferivo non tollerare.

All’improvviso, la mia vita “di successo” si arrestò. E per via di questa traumatica battuta d’arresto – unita ad altre difficili esperienze degli anni precedenti e a sogni nel cassetto – decisi per un anno sabbatico, per reinventarmi. Ad essere onesti, sono poi stati ben più di dodici mesi, ma semplifichiamo.

Dato il mio temperamento, i mesi successivi furono di totale isolamento. Ad eccezione di mia moglie e mia madre, raramente vidi persone. Amici e conoscenti non amano coloro che escono dai collaudati e rassicuranti meccanismi sociali, quindi la maggior parte di loro spariscono. Non avevo bisogno di loro, né li volevo intorno, quindi andava bene così.

Ho cominciato a scrive blog e a dedicarmi a ciò che contava di più per me. Dovevo rimettere insieme tutto, nella mia vita. E trovare una nuova strada.

Lunghe giornate a casa possono essere una maledizione, per alcuni, ma per me è esattamente il contrario. Ho bisogno di molto tempo per me stesso. Virtualmente, un tempo infinito.

In quel contesto ho avuto l’opportunità di lasciar andare parecchi strati del mio io. Mi sentii piccolo e autentico.

La scintilla che portò alla ricostruzione arrivò molto più tardi, e non l’ho affrettata.

Potete immaginare che il silenzio ebbe un ruolo da protagonista.

Io raramente ascolto musica, e vivo in un posto relativamente tranquillo.

Lasciar andare così tante cose e vivere un’esperienza straordinaria mi fece ascoltare il silenzio in modi diversi.

Conoscevo già il silenzio, ovviamente. È stato mio amico per tutta la vita. Ho ascoltato e cercato il silenzio in molti luoghi. Montagna, mare, deserto, campagna, sottosuolo. Non ne avevo mai abbastanza.

Ricorderò sempre il centro della Valle della Morte, dove l’unico suono percepibile era un lieve scricchiolio del sale di cui era composto il terreno.

Tuttavia, ascoltare il silenzio in uno specifico momento della tua vita, un momento in cui non hai da preoccuparti del domani ma hai solo da focalizzarti sul reinventarti, alla tua velocità, cambia tutto.

Ascoltare il silenzio richiede non solo il giusto atteggiamento. Richiede di essere vuoti.

Essere vuoti, nella nostra normale vita impegnata, è raramente vero e possibile. Puoi pure essere bravo a meditare e comprendere perfettamente cosa significa essere aperti e ricettivi, ma i “momenti vuoti” non amano incastrarsi in una pianificazione o una routine. Meditare in una fase meditativa della tua vita è una cosa completamente diversa. Porta tutto su un altro piano.

E finalmente senti ciò che normalmente non senti neanche quando fai molta attenzione.

Mi viene in mente un semplice esempio.

Con mia moglie, in una delle nostre vacanze, capitava di attraversare un bosco durante una delle passeggiate che facevamo di solito. A volte ci sedevamo lì per un po’, perché era un posto tranquillo e meraviglioso. Ma non c’era nessun animale. Ad eccezione degli uccelli, nessun altro animale.

Un giorno andai lì da solo. Mi sedetti e stetti lì, completamente in silenzio, per mezz’ora. A un certo punto apparvero gli animali. Se fecero vedere alcuni daini e molti scoiattoli, e rimasero a gironzolare intorno a me per le due ore successive.

Il silenzio ti parla quando non solo sei pronto ad ascoltarlo ma anche imposti la tua vita per poterlo ascoltare. Sedere e meditare non è sufficiente.

Ma cosa dice, il silenzio?

Naturalmente non si tratta di parole. Si tratta soprattutto di sensazioni e osservazione. Meno di te stesso ci metti dentro e più l’universo invisibile riempie quel vuoto. Meno azione ci metti dentro e più essere emerge.

Non sto parlando di esperienze spirituali. Quelle sono un’altra cosa. Sto parlando di vedere ciò che sei e dove sei.

Nel momento in cui qualsiasi rumore sparisce e ti metti intenzionalmente in uno stato di quiete, ciò che non è a riposo salta subito all’occhio. Vedi chiaramente il tuo impulso alla distrazione, il tuo bisogno di accettazione, le tue preoccupazioni, e tanto altro.

Ti vedi piccoli, e capisci – senti – che va bene così.

Vedi la realtà senza gli accessori che la tua mente irrequieta gli aggiunge. E ti chiedi come mai cerchiamo di modificare tale bellezza.

Una volta mi svegliai nel cuore della notte, come mi succede spesso. Avevo udito e apprezzato il silenzio della notte migliaia di volte prima di allora. Ma quel silenzio, nel mezzo del mio anno sabbatico, parlò come mai aveva fatto prima.

Stanotte
c’è un silenzio speciale
Ogni cosa spogliata
del rumore
del significato
delle memorie
Illusioni e aspettative
rimosse
Vuoto duraturo
cose immobili
Il corpo a riposo
L’io muto
Nient’altro
Ho provato
a scrivere qualcosa
a descrivere
Ma la verità
non è nelle parole
E’ nel silenzio.

Non siamo preparati a spiegare a parole ciò che ascoltiamo nel silenzio.

Ma abbiamo l’opportunità di vedere noi stessi. E di lasciare che la realtà ci raggiunga.

Il vero potere del silenzio è che ti consente di vedere attraverso gli artefatti. Uno in particolare: la tua mente.

Si emerge dal silenzio con un atteggiamento differente.

Nella vita le cose si accumulano, o si frammentano, in continuazione. Ma nel silenzio, quando lasci che gli strati spariscano, ti rendi conto di dover scegliere, e di dover poi devi riempire il tuo essere di nuovo. A quel punto vedi come riempire il tuo essere debba essere una decisione, non qualcosa che accade. Devi scegliere ciò che conta.

Tutto ciò che aggiungi cambia la tua realtà, e quella degli altri.

Non è necessariamente una questione di meditare. Riguarda l’ascoltare e il vedere, non aver paura di essere onesti con se stessi, e di lasciare del vuoto entrare nella propria vita.

L’ho visto chiaramente nel mio anno sabbatico, ma può essere fatto in ogni momento.

È sufficiente comprendere che se non distacchi la tua mente indaffarata e la tua realtà complicata da quei momenti di puro silenzio – che sia esteriore o interiore – non sarai in grado di vedere ciò che conta e di vedere ciò che non funziona in te e nella tua vita. Tutto il tuo affaccendarsi sarà solo rumore. Nessun pensiero sarà consapevole e nessuna azione intenzionale.

Se non riesci a rendere la tua vita compatibile con la presenza del silenzio, potresti rimanere lontano da ciò che realmente conta per te per il resto della tua vita.

Ciò che conta è lì. Semplicemente non grida. Né gli piace mostrarsi in luoghi affollati, come le menti.