In viaggio verso il mio cinquantesimo compleanno

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Quando mia moglie mi chiese come volevo festeggiare il mio cinquantesimo compleanno, la risposta è stata facile: “Con te, da qualche parte”. Il motivo era duplice: si trattava effettivamente del miglior festeggiamento, per me, e non avevo nessuna intenzione di finire in mezzo a una festa, soprattutto in questo momento.

Quando mia moglie mi chiese giustamente di essere un pochino più specifico, anche questa risposta è stata facile: “Berlino.”

Non sono un tipo che ama le feste. Immagino si noti.

Nonostante io sia già un tipo particolarmente solitario, gli ultimi due anni sono stati parenti stretti dell’eremitaggio, e così volevo fosse anche nel mio cinquantesimo compleanno, fatta eccezione per mia moglie.

Ora siamo in treno, diretti in centro dall’aeroporto. Il paesaggio della periferia scorre silenzioso. Sotto un piacevole cielo grigio. Immagino si noti che anche il mio senso del piacevole mostri qualche deviazione dalla normalità.

L’inizio di una gita, con mia moglie, in una città che desidero conoscere. In tutta sincerità, realisticamente, non posso immaginare regalo migliore. Anzi, è ben oltre quel che merito, e lo so.

Non può essere quella gita come ne abbiamo fatte tante altre, per molte ragioni. La vita cambia tante cose. Anzi, tutto. Ma già essere qui è un immenso regalo. Forse avrei già dovuto pensarlo tante altre volte, prima di oggi.

Non è affatto il compleanno che avrei potuto immaginare tanti anni fa. Probabilmente è l’opposto di quello che avrei potuto immaginare. E – sorpresa – mi va bene così.

Da ragazzo nemmeno ne immaginavo uno, di cinquantesimo compleanno. La mia vita avrebbe dovuto svolgersi molto prima. C’erano da fare tante cose. Cinquant’anni non li immaginavo proprio. Erano così lontani. Una vita intera sarebbe già trascorsa, con così tanti traguardi sicuramente già raggiunti.

Un po’ è andata proprio così, ma di sicuro non è ciò che avrei immaginato.

La vita mi ha “cresciuto”, nel senso comunque del termine, fino ai 45 anni. Poi ha mollato il colpo. Sia sulla famiglia, prima, che sul lavoro, poi. Il quarantottesimo compleanno è stato l’ultimo della mia vita precedente. Ripartenza da zero. Forse meno.

Nulla dei miei tanti – troppi – sogni si è realizzato. Gli anni probabilmente migliori, andati. Nulla di ciò che meritava la mia famiglia è rimasto. Danni fatti, tanti.

Eppure mi è stato fatto un regalo: la mia testa ha cominciato a funzionare al contrario, in modo pressoché spontaneo. Ho smesso di desiderare tante cose. Ho smesso di desiderare ruoli e apparenze. Ho dismesso pezzi di testa che non servivano a nessuno, me per primo. Ho fatto una gran piazza pulita e ho fatto rinascere nuove energie, molto più simili a quel che avrebbero dovuto essere già tanto tempo fa.

L’unico vero rammarico di questo processo è quanto esso sia difficile e preoccupante per chi mi sta vicino.

Berlino. Quando pensi a Berlino non puoi ignorare il suo passato. Anzi, stiamo proprio andando lì a ricordarlo. Mi sento più vicino a quei tragici ricordi di quanto non lo sia a luoghi che celebrano la vita.

Ma Berlino è anche rinascita. È anche mille energie che danno vita a qualcosa di nuovo.

È giusto, essere qui.

Anche se, in verità, so poco di questa città. Ha studiato tutto solo mia moglie, come sempre. Io vagherò come un ebete, osservando dettagli e carpendo energie. Non si cambia in tutto.

Ho la netta sensazione di un’ultima gita, e non è affatto una bella sensazione. Il tempo della ripartenza è scaduto da parecchio e, oggettivamente, la situazione non è rosea. Sono certo che me la caverò, ma non so cosa verrà.

Però ora siamo qui. C’è mia moglie e c’è una valigia. Fuori, una città da esplorare. E, per fortuna, esiste ancora un domani. Davvero, c’è tutto quello di cui ho bisogno oggi.

Mi sento un bambino. Forse lo sono.

E immagino si noti.